domenica 3 giugno 2012

Sprazzi di Morena



La stanza era avvolta da una leggera penombra, da quella grande finestra che si affacciava su di un piccolo balcone, filtrava poca luce nonostante fuori il sole era già alto, nell'aria si respirava profumo di calma spezzata soltanto da una leggera brezza che s’infrangeva su una tapparella abbassata.

Morena aveva lo sguardo fisso nel vuoto, seduta come sempre alla sua scrivania, attimi di pausa, di riflessione che ormai quotidianamente si concedeva, come a volersi estraniare da un mondo che iniziava a stargli stretto. Non vi erano amori proibiti dietro quello schermo da 17” ma Morena si sentiva una ladra ...

Chiusa nella sua semplicità, con il sapore di una donna d'altri tempi, pigiava nervosamente sulla tastiera, i lunghi capelli castani le incorniciavano il viso, mentre seduta precariamente lottava contro quel po’ di tempo che restava ...

Tremava Morena come una foglia in balia del vento, come un bimbo timoroso di essere pescato con le mani nella nutella, eppure continuava a scrivere ...

Il cuore stretto in una morsa e sentimenti che volavano liberi su uno schermo a cristalli liquidi ...

Ogni volta che quella valanga di sentimenti si raggrovigliava nel suo cuore, Morena iniziava a scrivere, montagne di fogli dalla calligrafia pasticciata a tratti indecifrabile che passavano dal blu al nero con la stessa semplicità con cui lei scriveva.

Sembrava non curarsene Morena poiché poi meticolosamente riordinava tutto, non appena il groviglio iniziava a sciogliersi.

Come a voler urlare ... le sensazioni dell'anima ...
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